
“Paris, 4/02/2007, dans l’après-midi…
Querida I….
Sorpresa! Non so dove tu sia – in questo istante -, non so cosa tu faccia, in questo preciso istante – l’istante in cui scrivo, e in cui, in fin dei conti, mi scrivo / “Tu sei colui che scrive e che é scritto” (E. Jabès). Ma poco importa, d’altronde. Sei li, presso di te, e qui, presente a te stessa ma vicina a me. Vicina a me, nello stesso momento, questo “momento” attorno al quale non si smette di incontrarci – e che piacere quando questo accade (“que bom que é!”), e le mani si incrociano, gli sguardi risuonano, e l’anima comincia a brillare! Questo “istante” dal quale, nello stesso tempo, non si smette di uscire, cosa che a volte provoca la paura, se non il terrore, il terrore che l’istante non sia più tale, e che più storie diventino una sola verità. E l’unica paura, in fondo, è quella che costruiamo, paradossalmente, per cercare di essere più tranquilli. Ma la paura e il terrore appartengono alla verità e alla forza, non alla vita e alla “comunità”.
“Grato ora, como prima (ma io aggiungo : “grato come mi sento di esserlo da questo istante in poi, per gli altri istanti”) mentre sento il mio corpo vibrare”…
Ti penso, ti amo
A.”