
Lunga passeggiata mattutina, sulla strada che ho già ripercorso cosi’ tante volte. Ho pensato, ho sentito, ho visto, ho sentito, ancora una volta. Abbraccio, appena usciti dal cancello. Augurio di una buona giornata. Io, ancora praticamente addormentato, ma non cosi’ tanto da non sentire e da non vedere. Non cosi’ tanto da non sentirmi sentito. Sorrido, lungo la strada che ho già ripercorso, tante volte. Sorrido, tra i raggi di sole che già riscaldano la giornata. Sorrido, ancora una volta, nell’aria tiepida e netta di un mattino che si annuncia e s’impone con la forza del tempo e della natura. Un abbraccio, un augurio, un “grazie di tutto” detto ancora con la voce invasa dal sonno, accanto alle porte della tua casa. E subito ho realizzato, li’ vicino, li’ dove un giorno, una notte, ti ho detto quel che pensavo di me, di me e di te – quel che cominciavo a pensare di noi, senza neanche che io stesso potessi capire, sino in fondo – , il senso vero del passaggio e della mutazione. Le porte di casa tua, ovvero le soglie della mutazione.
“Grazie di tutto”, allora, vuol dire : grazie per la tua ospitalità, quella materiale (”Thank you/For letting me stay here/Thank you for taking me in/Thank you/For the beer and the food…”, Ani Difranco, “Gratitude”). Ma grazie, anche e soprattutto, per questa ospitalità infinita, grazie per questa ospitalità senza condizioni che non smette di rivelarmi ai sensi il significato della mutazione. Dio, certamente, sa quel che sento. Eppure tu, solo tu, puoi sentire quello che ho sentito quando, nel silenzio della notte, sotto il tiro di una luce fioca che ci investiva quel che bastava per permettere a ciascuno di noi due di intravedere i tratti dell’altro, ci siam sussurrati, sguardo nello sguardo, anima con anima, corpo su corpo, che qualcosa è mutato, e che qualcosa sta mutando. Oh, quanto puo’ essere grande e forte un amore.
Adesso, ora, qui, in questo momento, voglio prendere la parola:
Io ti amo, con tutta la forza del mio spirito. Dichiaro senza condizioni quel che provo per te. Dichiaro ad alta voce, fiero, forte, presente: oh, quanto amo você!
“Amor che nella mente mi ragiona/
della mia donna disïosamente/
Move cose di lei meco sovente/
Che lo ‘ntelletto sovr’esse disvia/
Lo suo parlar si’ dolcemente sona/
Che l’anima ch’ascolta e che lo sente/
Dice: “Oh me lassa! Ch’io non son possente/
Di dir quel ch’odo della donna mia…”
(Dante, Convivio, III, 2)