Au livre

“Tu es celui qui écrit et qui est écrit” (Edmond Jabès)

Ter Paz E Medo 6 août 2008

Classé dans : Textes, poésie — aulivre @ 16:35

\"Cosmic Love Song 10\"

(picture: “Cosmic Love Song 10″, artist unknown)

Menino Tenaz

original composition by A.M.

lyrics by I.

Mesmo no silêncio do que posso e que me faz sentir o meu

espaço no que, pai,

no que parece

meu


Nem mesmo meu silêncio fica ou passa, muda e vai

(Mesmo nesse imenso sentir-minto… sentir meu…)

Verà….

meus filhos


Muda no sentido do silêncio que te vem comigo

Faça o que possa para que não seja nunca o bastante

ou meu

nem ter

me haver, possuir, ou querer so’ pra ti

Não concedo


Pra te Amar

E’ preciso te ver

No que traz ao mundo teu (no teu mundo sem mim)

E verà…

teus filhos,

meu Ser, imensa invenção capital de um altar


Nada do que faço reconhece o teu lugar

Num ter Paz e medo (não preciso mais ter medo)

TER PAZ

é como o Silêncio do que passo no teu quarto

do que passo nos teus braços… menino tenaz

 

“Quanto tempo!” 16 mai 2008

Classé dans : Les petits mots, Textes, déclarations d'amour — aulivre @ 15:46

È quel che ho pensato, entrando, letteralmente, in queste pagine. Sensazione di visitare un luogo caro e sentito al quale devo molto, tanto, immensamente. E’ la sensazione che provi quando torni a casa tua, e ripercorri i cammini e i piccoli sentieri che tante volte, hai percorso, pensando, parlando, riflettendo e…scrivendo! Proprio come tornare a casa, e sentire i profumi già da sempre conosciuti, e riconoscere voci già da sempre riconosciute, riconosciute forse ancor prima di venire al mondo. Che sensazione, quale effetto mi fa entrare, di nuovo, nella nostra scrittura: è come entrare, ancora una volta, nel gioco di condivisioni che, pure, al di là della scrittura, non smette di farci essere come siamo, come ci conosciamo e, ancora, come ci conosceremo. Passa il tempo, ma quel che resta sono i luoghi e i momenti di condivisione. Quel che resta, e che sempre resterà, è il cammino che da essi ci ha portati sin qui e, al contrario, il cammino che non smette di portarci, nuovamente, a quei luoghi e momenti cari di questo grande, immenso, nostro racconto.

E, nello stesso tempo, alla gioia della riscoperta si aggiunge una riflessione, amara e necessaria: quanto tempo perso a far quadrare una scrittura che poco ha a che fare con me stesso, con te e con te stessa, con noi e con noi stessi. Quanto tempo perso a prendersi la responsabilità di scrivere le “vite degli altri” – sì, probabilmente proprio come il protagonista del celebre film ascolta gli altri, non ascoltandoli veramente. Ebbene, rientrando in queste pagine mi sono accorto, di un botto, che dovrei smettere di ascoltare “gli altri”, e correre il rischio di scriverne le vite per quello che non sono, e per quello che non vogliono essere. Dura responsabilità, parlare e scrivere la cultura degli altri, perchè l’etno-grafia si trasforma, facilmente, troppo facilmente, in una cattiva bio-grafia.

(esempio di scrittura su quello che altri scrivono su altri ancora)

E cosa vorrebbe dire, tutto questo? Forse dovrei smettere di scrivere degli altri, e dedicarmi a me stesso, a noi stessi? Forse dovrei abdicare a un certo impegno – etico, e diciamolo anche: politico – di comprendere la sofferenza degli altri, di aprire gli occhi sulle diseguaglianze, e di scrivere per denunciare? Assolutamente no. Perchè accettare il rischio di far parlare quelli che non possono parlare, richiede come condizione il saper parlare di se stessi, di noi stessi. Qualcosa come un “non scrivere degli altri quel che non vorresti che sia scritto di te, non scrivere degli altri come non vorresti che gli altri scrivano di te”.

Mi chiedo, nuovamente: forse scrivere di noi stessi nient’altro è che un semplice esercizio di preparazione, in cui ci si esercita a scrivere giudiziosamente degli altri? Assolutamente no, rispondo di nuovo! Perchè l’amore con cui scrivo di noi, l’amore, vero, sincero, che non smette di rinnovare la mia scrittura di noi, non smetterà di rinnovare la verità e la sincerità della nostra scrittura del mondo.

Grazie, grazie a te, per sempre.

AM

 

Foto-sintesis 1 avril 2008

Classé dans : Uncategorized — aulivre @ 15:05
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O que excita minha admiração:
Le rechercher de “la connaissance de soi”.
Compassion, un clair esprit, les symboles que parlent, l´imaginaire, l´intuition avec les personnes, un raisonnement clair et un parfait contrôle des émotions.
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Tout ça permette tous les yeux qu’écoutent d´acquérir la lucidité nécessaire pour avancer impunément dans ce monde difficile des expériences psychiques. Le raisonnement rigoureuse est une manière d´être: c´est fruit de la méditation réfléchie, la condition de tout progrès de l´esprit.

Faire entendre la voix de la raison est faire engager un courage réfléchi qui m’anime comme jamais… qui m’anime, qui m’anime… peut être comme la passion. Mais faire entendre La Voix n’est pas de l’ordre de la passion; c’est d’une ordre interne, silencieuse, subtile, particulière. Grande et radieuse, elle Existe. Et sort. Elle se manifeste, bouge, naît. C’est comme respirer, c’est comme regarder sans juger, c’est comme lumière; c’est comme le battre seul et constant du coeur, toujours là, c’est de la photosynthèse, c’est absorber et donner, c’est comme pleuvoir.

Escrever.

-I.

 

Aux arbres 23 mars 2008

Classé dans : Les petits mots, Textes, déclarations d'amour, poésie — aulivre @ 14:37

figuierf.jpgamandierf.gifbaobabmada.jpg

(figuier)                 (amandier)             (baobab)

Aux arbres de n’importe quoi….

“Elle n’était pas assise” – par I.L.F.

Cage, loi, chance, volonté:

La semence est plantée,

dans la terre mise;

Les racines qu’elle prenne -

ou a déjà pris -

on a déjà appris

sont l’occasion d’un avenir; et

pour les partager, des substances

corps, terre, air, avis

il faut qu’on commence la danse

de reconnaitre et permettre

à la semence sa puissance

de ses bras haut et bas, rapports,

la croissance:

sa lutte, avenir, et surtout souffrance

sans s’oublier

des m e r c i s.

26 Novembre, 2006

Donc! on dit “merci” aux arbres pour se lever dans la lutte journalière sans savoir qu’est-ce que se passera. MERCI!, on dit aux arbres pour prendre le risque en tant que semences. /m3Rsi/ aux arbres pour donner l’exemple d’être et l’être comme métaphore aux rêves, nous mêmes, croissance et rapports. Parce-que dire ça, le /m3Rsi/ ce n’est pas la m3R à boire et si tout simplement la pluie dans sa saison. Parce qu’on dit /m3Rsi/ aux arbres même pour le papier et surtout pour le feu: ce dernier-ci, ce dernier “si!” n’existerait pas sans l’oxygène.

m3R-si, MER-ci, Merci!

arbres de quoi,

peu importe ici!

n’importe plus où

et si QUI -

A.M., merci. Merci pour prendre un risque sans savoir ce que se passera cette fois. Merci pour avoir dit qu’on a tous tout ce qu’il faut. ça y est. Le corps, les rêves, l’oxygène, ce papier, ce feu: la volonté. La volonté est la puissance.

Force, Courage, et toujours Sincérité. Dis-moi tes moments quand ils arrivent à ton corps et je te dirai m3Rsi, m3Rsi, cinque mille fois! – d’avoir répondu ta réflexion. BACI BACI BACIONI = ) – I.

 

Pesquisa: o que é? 8 mars 2008

Classé dans : Blogroll, Textes, poésie — aulivre @ 12:40

Cada um na sua; porque não se olhar? Observo estas pràticas, estes costumes e percebo: amo perceber cada um, olhar e interpretar, entender. Comunicar com o olhar, acolher…

Por isso amo, por isso amo viajar

E observar…

Detalhes.

Escutar os sentidos,

Sentidos calados, tranquilos, aqui.

Amo.

Amo templos e rochedos, àguas e reflexos,

Amores e paixões.

Amo estar ali, em qualquer lugar e apenas estar estar como um mundo em seu movimento-lugar,

So’.

So’. Com todos.

Resposta: SABER ESCUTAR.

 

Per noi 11 février 2008

Classé dans : Les petits mots, déclarations d'amour — aulivre @ 18:46

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“Paris, 4/02/2007, dans l’après-midi…

Querida I….

Sorpresa! Non so dove tu sia – in questo istante -, non so cosa tu faccia, in questo preciso istante – l’istante in cui scrivo, e in cui, in fin dei conti, mi scrivo / “Tu sei colui che scrive e che é scritto” (E. Jabès). Ma poco importa, d’altronde. Sei li, presso di te, e qui, presente a te stessa ma vicina a me. Vicina a me, nello stesso momento, questo “momento” attorno al quale non si smette di incontrarci – e che piacere quando questo accade (“que bom que é!”), e le mani si incrociano, gli sguardi risuonano, e l’anima comincia a brillare! Questo “istante” dal quale, nello stesso tempo, non si smette di uscire, cosa che a volte provoca la paura, se non il terrore, il terrore che l’istante non sia più tale, e che più storie diventino una sola verità. E l’unica paura, in fondo, è quella che costruiamo, paradossalmente, per cercare di essere più tranquilli. Ma la paura e il terrore appartengono alla verità e alla forza, non alla vita e alla “comunità”.

“Grato ora, como prima (ma io aggiungo : “grato come mi sento di esserlo da questo istante in poi, per gli altri istanti”) mentre sento il mio corpo vibrare”…

Ti penso, ti amo

A.”

 

Sain Balance 22 janvier 2008

Classé dans : dialogues, poésie — aulivre @ 13:11

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Le cauchemar d´une semence

Le cache-Mer d´une semblance

-I.

A: – C´est mon terrain!

I: – Je dis je comprends.

 

Scrivo 3 janvier 2008

Classé dans : Uncategorized — aulivre @ 16:33

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Ti scrivo qui, dalla scrivania che mi ha visto seduto per anni -
studiando, pensando, sorridendo, soffrendo, ridendo, pensando di nuovo – ,
in questa casa che non sento piu’ essere la mia casa, in questa città che
oramai – cosa strana, ma naturale, nello stesso tempo : è la vita,
nient’altro che la vita – non è piu’ la mia città. E non lo è, lo sento,
già da tempo, dal momento in cui un giorno, ho sentito che l’avrei
lasciata, dall’istante in cui ho detto, precisamente : un giorno, tornero’
qui, tra queste mura, e non mi sentiro’ piu’, definitivamente, tra le mie
mura. Come ci si sente quando non ci si sente a casa in nessun luogo :
ecco come mi sento. Perennemente alla ricerca di un posto in cui sentirsi
a casa.
E tu? Che fai, tu? Come vanno le tue cose? Io, tu. Mi manchi enormemente:
il suono della tua voce, la forza immane della tua presenza accanto a me,
il peso del tuo respiro, lo spessore di quel che dici, come un vento che
mi attraversa, veloce e costante, il mio petto e il mio cuore, il mio
cervello e la mia testa. Come si puo’, mi chiedo, arrivare ad amare,
curare, voler bene cosi’? Amare, curare e voler bene a qualcuno che non
avevi mai amato, curato e voluto bene, e questo per il semplice motivo che
non la conoscevi, questa persona. Come si fa? Dimmi, come si fa? E se non
tu, ebbene, qualcuno mi dica come si fa, come si fa a sentire la
sensazione che sento quando non sei qui con me, accanto a me. Come si fa a
non sentire quel che sento quando immagino che prenderei il primo aereo,
qui ed ora, se solo mi dicessi che si’, qui ed ora, mi vuoi rivedere al
piu’ presto, e riabbracciare, e farmi sentire il peso di quel che sei, e
sentire ancora di nuovo – e sempre – il peso di vita di quel che siamo.
Sono, sei, siamo. Inessa, Nessa, Nessinha, mi manchi enormemente. Come,
tutto questo? Come? La vita. La vita. Ti amo.

A.

 

Feliz, natal e prospera como um ovo 30 décembre 2007

Classé dans : Textes, Uncategorized — aulivre @ 2:24

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Uma mao que abre, outra que se fecha, um coração que brilha, bate, bate, bate encurralado no cantinho da sala. Uma chama também hà, queimando central mas pequena a tal atmosfera azul-sonho, o todo imerso numa memoria cinza-esverdeada que hà pouco ainda cintilava. Me vem um unissono: “-FATAL!”. Tudo o que fazemos e’ fatal. Não importa quando, não importa onde, FATAL. Alimenta, fecha, nutre, abre, ensina, corta, queima, usa, grita, bate, goza, pinta, escreve, brilha, urla, esquenta, aprende, avança, surpreende: vive? Mata. Mata. Fatal. Feliz Natal.

 

Potenza dell’Immagine 29 novembre 2007

Classé dans : Les petits mots, dialogues — aulivre @ 20:23

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A volte, anche solo un’immagine puo’ parlare. E scrivere.

AM

 

Entre montanhas e po(l)vos 21 novembre 2007

Classé dans : Les petits mots, Textes — aulivre @ 13:01

 

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Acordei, aceitei, deixei sangrar passo-a-passo o pisar; e assim, curei o pesar.

E’… tudo muda. Primeiro o pensamento, depois o olhar. Consciência pesada rompe o tecido da vida, encharcando de liquido escuro até os mais infimos espaços entre as pedras, os dedos, o ar e a pele, a experiência e o sentido, o outro e a compaixão. Como um polvo… se defendendo do desconhecido. Como entender e ver o Sim!, e assim absorver – e não afogar – o que é para mim?

E’ preciso agradecer e enxergar a historia do tempo presente vibrando junto a outras épocas-guias ao até-aqui. E’ preciso ver as colinas, os montes, as vacas, ovelhas e moinhos sobre o verde e cores recentes das plantações, o relevo recortado da Terra dali… e cidades daqui:

o semi-arco multicor surgiu naquela tarde como so’-o-Deus-de-cada-um-sabe-a-esperança sobre as cùpulas reconstruidas do chão-ruinas ao hoje-amanhã, através das guerras de ontem pelo povo de então para os filhos de agora… e os que virão.

Quem nos dera as pessoas tivessem a paz das vaquinhas na ignorância de como sua cor e constituição determinam seu destino.

Com observação e aprendizagem constante, advindas de reflexão e entendimento mutante, retorna a poesia ao silêncio oculto, a amizade e a leveza à multidão. Assim, sem làgrima nem suplica, o sangue e o perdão se encontram onde devem estar — dentro de mim mesma e da historia de cada um.

Saudosamente, lhe saùdo. Quanta saudade! Ja’ pensei um dia nao poder mais caber dentro do corpo, làgrimas a nao mais bastar. Eis que descubro: de fato ha’ como ser com tudo que ja’ se teve apenas dentro. Apenas dentro, vindo de dentro, a partir daqui, ja’ não mais ao alcance da mão, apenas do pensamento…. e coração. Mas não me apoio em rimas, e sim na forçauau! que vem deste saber o trajeto, os amores, os amigos… e prosseguir contente pelo proprio caminhar. E vamos. Adiante! Avant!

 

On y va.

 

E o caminhar se entrelaça a outros… e de subito, muito que ha’ muito não fazia sentido agora tem seu proprio sentido, direção. Meu caminho cruzou esses dias com o de um brasileiro chamado Marlissol. Ele disse não gostar do nome, e eu discordei dizendo encontrar no mesmo pura poesia pura.

(risos)

Mas ele não deixou o mar refletir destino, busca, chuva, rio, flores; jardim. Mundo interior; ele so’ seria o mar se visse a si mesmo… ali. E se entregasse ali, à flor de lis. Aliàs, não viu; nem a luz do sol como o desbrochar de uma flor de lis em seu tumulo. Enterrei a poesia em mim; e sorri com o barulho das ondas batendo em meu peito. Apenas dentro, apenas dentro, agora brilhando, agora feliz.

Como não escrever???

Sinceramente,

 

I.

 

O tempo é saudade. Ma anche salvezza 14 novembre 2007

Classé dans : Textes, dialogues, poésie — aulivre @ 1:12

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De : I. <xxxxxxxx@xxxxx.xxx>
À : AM <xxxxx@xxxxx.xx

Envoyé le : Mercredi, 11 Juillet 2007, 12h25mn 25s
Objet : Re: O tempo é saudade.

Plàààààààgiiiioooooooooo!!!!!!!!!
hahahahahahahah…. :) ! Gostei da versão…

“A(ssi)M:

.”

(risos) (ssi)

Ah, A.: é verdade. Realmente, teus textos-resposta me impressionaram muito. Aprecio e agradeço a tua evidente vontade de (e amor por) aprender a te comunicar em meu idioma natal através da tradução. Aprecio também – mas não mais do que aprecio teu processo criador – ler-me outra vez através do teu traduzir. E’ o teu traduzir, traduzir-me? Ao ler-me assim, não sei se leio-te em mim, ou se leio-me em ti. Haha… De qualquer modo, me fizestes sentir como se meu ser inteiro passasse pelo teus olhos, mente, corpo e maõs, quais me devolvem de volta à mim mesma. E’ uma sensção inédita, unica, perpétua, inesquecivel. O que dizer? .*sorriso*. Muito Obrigada. Continue escrevendo; eu também o farei.

Sinceramente,

Com Amor,

I.

—– Message d’origine —-
De : AM <xxxxx@xxxxx.xx>
À : I. <xxxxxxxx@xxxxx.xxx>
Envoyé le : Mercredi, 11 Juillet 2007, 2h31mn 21s
Objet : Re: O tempo é saudade.

Il tempo è nostalgia.

Cosi’:

.

Eppure/
La scrittura è il tempo/
Il tempo di restituire al futuro/
Cio’ che il passato/
Irrimediabilmente/
Ci toglierà/
Ergo : scrivo

* * *

Die Zeit, Nostalgie ist/
Aber auch die Nostalgie/
Die Massnahme ist unseres Heils

Le temps, est nostalgie/
Mais la nostalgie aussi/
Est la mesure de notre salut

Então, o tempo/
é Salvação.

AM:

.

 

Una volta mi hai scritto… 11 novembre 2007

Classé dans : Les petits mots, dialogues — aulivre @ 0:51

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“Iluminação! Seu luxo literario é seu dever poético!”

Escreva, I., escreva…

AM

 

Parole, non ne ho 7 novembre 2007

Classé dans : Les petits mots, dialogues, déclarations d'amour — aulivre @ 21:50

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Parole, non ne ho. Ora, ho solamente la forza di scrivere questo post. Me muero.

AM

————————————————————–

Je tire les citations d’où elles étaient, muettes, en laissant Lispector seule avec le soi en paroles qu’elle a toujours (d)écrit – et ainsi vécu – seule. Voilà. En conversation, inattendue, inaperçue, necéssaire… Celan, Gibran… et Tracy Chapman. Merci de Tout. Bienvenu à ta Vie. T’es là, évidemment, écris ce que tu es, et paroles, eh… il y en a. -I.

“La poésie, ne s’impose plus. Elle s’expose” (Paul Celan)

“Sólo una vez me quedé sin palabras.

Fue cuando un hombre me preguntó:

`¿Quién eres?´

Fuimos criaturas ondulantes, vagarosas, ansiosas, un millón de años antes de que el mar y el viento del bosque nos dieran palabras.

Ahora bien, ¿cómo podremos expresar lo muy antiguo que hay en nosotros, sólo con los sonidos de nuestros recentes ayeres?” (Kahlil Gibran, Arena y espuma)

“All that you have is your soul” (Tracy Chapman)

COMMENT ne PAS croire à ce qui t’habite? C’est ce qui te fait écrivain unique, ce qui te fait aimer, réspirer et partager; c’est une Force. Personnelle. Qui touche, qui aide, qui bouleverse si tant d’autres, en quête de force. Vis, mon ami, vis. Avec fierté. Tu n’es pas là pour rien. T’es là justement pour vivre. Non pas pour survivre; mais instead pour vivre sûr. Et GraceGraceGrace à (¿…?)… eehh bon…

GRATITUDE. C’est-à-dire GRATE ATTITUDE pour tout cela. Siusplau.  ; ) – I.

 

Notte di parole 3 novembre 2007

Classé dans : déclarations d'amour, poésie — aulivre @ 15:30

E qui mi trovo, finalmente/

Nel silenzio che, da sempre/

Mi accende la parola/

Nell’oscurità assordante/

Che dà fiato, e corpo di voce/

Al gioco delle luci di Ponente.

Io sono luce incessante/

Parola piena, delirante/

Luce riflessa, povera in essenza/

Eppure, di lontana – e certa – provenienza/

Il mio segreto, potrei dirlo altrimenti?/

Siedi, Amore, e ascolta i miei racconti:/

Come stella, parlero’ da un luogo di silenzi

AM

Barcelona, 3/11/2007, 3h39

 

O mar, o amar. A maré. Amar é um mar de sentidos 29 octobre 2007

Classé dans : Textes — aulivre @ 16:42

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(Oceano Atlântico, costa do Brasil)

Amar é chover? Quem ama chove. Quanto à chuva, eu diria – e digo – que chuva é Amor. Se chuva é Amor, chover é amar? Quem chove? Alguém responderia – e responde – a chuva, uai. Em inglês, se diz “It rains”- it sendo terceira pessoa indefinida – enquanto no português temos o verbo, palavra-ação, agindo por si só. Chove. Chove chuva, alegrias, abundância, chove! Enche o copo-pessoa até transbordar gratidão. Escrevi o que segue durante uma excursão exploratória en route ao Nordeste

“Lua Nova

Ontem vi estrelas por entre nuvens que… penduradas na escuridão, esperavam amanhecer para se derramar de novo sobre as folhas e rios e passos e medos daqueles que também esperam o que sempre será. Apesar de tudo, tudo será, num pedacinho escuro de imensidão e infinitude. Ontem estrelas, poucas mas únicas, hoje o Sol, morno e constante, molhando a pele de cor e matando a sede de Vida e calor de todos os seres vivos. Estamos carne, espinhos, estórias, visão, memórias, paixão, o sim e o não de cada curva, trilha incerta e pedra no sapato. Sapato velho, de muitas jornadas, sapato desgastado de chão e poças fundas de água embaçada – a mesma água cristalina de chuva, chuva que é rio, rio que é mar, mar que é oceano, oceano que cobre terra, terra que é Terra, Terra que é mãe. Tudo sempre se renova. Tudo sempre será nova”

O mundo é movimento repleto destes reflexos. Há como se ver, todas as suas partes, por toda parte. Como água, fluimos, nutrimos e refletimos também; refletimos o que vemos e acerca do que vemos. Indo ao outro e voltando a si mesmo, acrescentando à idade, Profundidade.

Rios ao mar são apenas um exemplo das metáforas na natureza que nos ensina a todo instante a não nos admirarmos que deveras somos parte de tudo. Árvores vivem aí, pulmões do mundo como as algas, sementes corajosas ramificando em muitas direções, aprofundando raízes, exalando beleza, dando frutos, recomeçando. Pássaros se aventuram cair pra voar, abram asas, vão ao alto, esperam o vento, vão com ele, planam, voltam, pousam, cantando sempre livres sua música única, livres.

Como nós mesmos? Ou nós como tudo, o todo ao redor e aqui dentro, aqui – vivendo como esse… “Eu”, ou “o outro”? E et cetera. Tenho um amor que dizia, como o poeta Jellaludin Rumi, que falar do “outro” quando se fala de Amor é contradição. Rumi escreveu do amado e do amante como um só; um começa onde o outro termina – e vice-versa. Disse que amar é como ver mundo através de um rubi: tudo é a visão através do rubi, e vermelho.

Os rios, quando chegarem ao mar, conterão pedacinhos da terra dos lugares por onde passaram. Conterão as nuvens-água-de-rio que se refletiram do alto e derramaram sua própria substância de volta a si mesmos. Correrão ora rápidos ora tranqüilos para, por fim, se tornarem um só. Ao fim, não será o fim. É verdade que lá, não serão mais rios. Serão outro. Serão Mar. Mar feito de todos eles Todo dissolvendo identidades, idênticas idades individuais, integrando, sendo — ainda em movimento, ainda constante, ainda contendo, mas agora, ainda mais, agora mistério, agora profunda idade, mar.

Ir ao mar, ir amar, guiar; guiar ao mar.

Fim de tarde no Nordeste brasileiro, Fortaleza, Ceará. “Covarde! Fim às partes! Fortaleza! O que é seu, será.” Sentada na areia, completamente enamorada, muda, silêncio gritante de angústia sem palavras, deixei meus olhos sobrevoar a massa viva do mar. Pensei ao vivo, implorei por dentro, “Qual é a vossa lição????” Além da linha visível, movimentos invisíveis se faziam sentidos aqui. Sentidos e asas – parti com estes! seguindo e encontrando outros horizontes dentro de si mesmos. Em momentos de presença maciça por toda parte, de observação do Todo-partes, formulo perguntas acerca das lições a serem aprendidas. O que nos mostra o mundo? Ali, a maré constante convidou-me a desvendar seus mistérios. Qual é a vossa lição, vossa constante, sua constante lição, maré. O mar é. Que estórias tem pra contar? O q conta da História? Qual é A Lição? A maré levantou-se alta em fúria e me retirei. Muitos me haviam alertado do perigo para uma jovem moça só por ali àquelas horas. Só que eu não estava só. Para mim, o perigo real seria um dia seguinte – ainda – sem resposta, diante de um céu azul de tão aberto e uma folha branca de tanta possibilidade. Sempre as folhas brancas, o céu e pensamentos. Penso, logo minto? Há que SER Verdade. Não pensar mais. Nem menos. Ser. Fluir. Continuar. Persistir. Receber, entregar, se retirar e voltar e voltar e voltar. Voltei. Debaixo de meu corpo, grudada à toda superfície cutânea que a tocava escapando ligeira por entre os dedos voando com o vento formando dunas e desertos, a areia. Prova do tempo. Em Fortaleza. Fortaleza! É forte a Beleza. E Tudo será. Sssshhhh… Sssshhh… Sssshhh…. Vuuuuuuuuu…… Vuuuuuuuuuuu… Sssshhhhhhhh… Ssshhhhhhhh…. Sssshhhhh….

SEA (mar).. SEE (veja).. SEA.. SEE.. SEA

. . .

Ir ao mar, ir amar, guiar; guiar ao mar. Quem guia ao mar de sentidos, guia o amar.

I.

 

Un AMore di dInamite 23 octobre 2007

Classé dans : déclarations d'amour — aulivre @ 23:03

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“Io?”, mi chiedi quando ti chiamo, e ti cerco con gli occhi. Ora, sono io a dire: “Io?”. Si, io sono questo qui. Esattamente come mi hai disegnato. “Sono una dinamite”, scriveva Nietzsche già sull’orlo della follia. Ma quale sarebbe, precisamente la mia follia? Aprirmi le acque attorno, provare ad abbattere le barriere e i muri che mi circondano. Fare qualsiasi cosa per trovare il mare, per trovarmi il mare che ho dentro di me, sotto di me, sopra di me, attorno a me. A-mare. Io, Alessandro – sì, perchè nascondere il mio nome? – , sono una dinamite. Una dinamite d’amore. Un amore di dinamite.

AM

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O todo que se passa por nossos braços é morno, é da gente, é completo, é fé-liz. Não hà momentos de pretensão nem medo do momento pois este aqui é o que hà. A poesia tece a trama interior, despindo até mesmo a mais breve e muda hesitação: e esta ultima…

não està.

Quando estamos, juntos, o tempo flui no espaço que ex-(ins)iste ao surgir e des-aparece entre os corpos… quais nossos – e nus – encontram lugar sem pensar e razão… (sem deixar) de ser.

Impossivel é deixar de ser quem se é. E se pode. Ser. Assim: “aaah, sim…”

Aaahh, mas se pode… E ainda bem; que aaahsim e juntos, é assim que se pode ser quem se é:

.

Livre.

I.

 

Isto é quem és 21 octobre 2007

Classé dans : Textes — aulivre @ 23:28

A escrita não é um refugio, é mais uma porta escancarada de usina, violentada pela natureza das àguas que de tanto contidas, um dia-grito explodem de onde sempre estiveram: é que de repende não se tiveram mais, sabe? E foram pra onde têm que ir mesmo, com a força de si, do lugar de onde sempre vieram, vindo, vindo que vindo aguas, chuàààà. Com um estrondo, são enchente, diluvio, catàstrofe. Inundam-me “-Aqui estamos! Estàs. Isto é quem és!” TCHHAAAAAAAAAAAaaaaaa…

.

*suspiro*  Tudo em mim sempre começa assim. Aquele fervor ebuliçante, aquela quentura arredia, aquele tremor e sorriso molhados. Làgrimas, risos, não importa, é o começo. O duro é o continuar. Como era o ditado? àgua mole em pedra dura… Ah, sim. A saida triunfal é se lembrar que estas àguas estão sempre em movimento. Discordo que o movimento seja sempre o mesmo. Mesmo paradas, o que sei é que circulam um fundo de detritos desconhecidos que, certamente, um dia, virão à tona. Mas nem é isso o que espero. Espero mergulhar là, vou tchi-bum! de ponta, no corpo de àgua escuro, sombrio tocar o fundo mole, pressão da àgua nos timpanos jà explosão da mente, mesmo se sempre e so’ iminente, là.  Cristo, isso é auto-destruição ou auto-conhecimento?

E´por isso que A pessoa que mais me comoveu nessa vida foi seu Pedão, guia da terra e de caminhos pela rochas até o topo do momento quando o riozinho se entrega ao vazio la’ do alto pra fazer piscina profunda, natural. Depois das caminhadas, das descobertas, o barulho continuo das cachoeiras era o mesmo relaxante de seu silêncio tranquilo sentado nas beiras, lavando e trazendo uma coisa de cada vez, olhos lucidos vindos do centro do seu respeito ao sempre ao redor.

A borboletinha amarela veio de longe, trepidou, pairou, pousou ao seu lado. Mansinho, cena lenta, ele para, olha, oferece sua mão: é seguro estar ali. Chapeuzinho cheio de seus cachos, pele encharcada de sol, seu andar decidido passo à frente era pra observar a trilha dos marimbondos e pegar Baru pras moças, era pra não atiçar a mata e, de notinha, preparar o fogo, montar sua rede e olhar o brilho das estrelas – o mesmo brilho silencioso de estar ali gentileza atenta às estorias de tudo – sem duvidar.

No jardim dianteiro da casa, os verdes certamente manifestam em direção à luz, as pêras amadurecem e as flores estão tons de transmutação. As nuvens cheias de Terra passam sem chover, e esta, ainda I. dentro, escreve letra-por-letra-màquina-dedos gastando nao tinta; teclas. Saudade do papel. Em branco. Salve -

I.

 

Il mare dentro, nuovamente 21 octobre 2007

Classé dans : Textes, dialogues — aulivre @ 16:38

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Che strano, scrivere nello stesso posto (un blog) ma da un posto differente, nello stesso tempo. Sono a mille chilometri piu’ a sud di dove mi trovavo – ci trovavamo, parlo sempre al singolare-plurale, la persona dell’alleanza – neanche un mese fa. E sono, ancora, e sono qui. E siamo, ancora, e siamo qui. Sono, sono piu’ vicino a casa, se posso dire cosi’: tutto qui mi sembra cosi’ familiare. La forma degli edifici, le maniere distratte della gente, l’umidità che viene direttamente dal mare, il suono del mare, la sua vista, il fatto di averlo praticamente accanto a me, quando voglio. Nostalgia del mare, avevo, l’ho scoperto qui. Nostalgia del mare che, in fin dei conti, non ho mai amato alla follia. Quando ero piccolo-piccolo, mi ci portavano, in spiaggia, e non ci pensavo piu’ di tanto. Da adolescente, non mi piaceva per niente, perchè, in fin dei conti, la spiaggia rappresentava ai miei occhi tutto quello che detestavo, che non amavo, che non mi piaceva perchè fondamentalmente era opposto alla mia natura di essere timido e introverso, in fondo: i rumori della gente, l’esposizione dei corpi secondo il principio della perfezione della forma, l’imperativo, corrente tra gli adolescenti, di socializzare a tutti i costi con le ragazze presenti, e dunque di fare qualsiasi cosa utile ad attirare la loro attenzione. Ed ecco, in fin dei conti, quel che non amavo del mare: il suo contrario, o meglio, il suo elemento prossimo. La spiaggia. Posso capire ora, dunque, perchè non mi è mai piaciuto il mare! Era la spiaggia, davvero, a non piacermi, perchè in essa, il mare stesso si perde, si dimentica ed è dimenticato. Ricordo che a chi mi chiedeva perchè non mi piacesse “andare in spiaggia”, io rispondevo sempre: “Eh no, mi piace andare al mare, ma preferisco andarci al mattino presto, quando non c’è nessuno”. Quando ancora puoi ascoltare la musica delle onde, quando ancora puoi sentire l’odore dell’alba che ha abbandonato la spiaggia, quando ancora la spiaggia stessa, nient’altro è che un prolungamento della forza delle acque sulla terraferma.

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(Mar Jonio, Italia, aprile 2007)

Ancora oggi, in effetti, la penso cosi’: amo andare al mare, andare verso il mare, andare a incontrare il mare al mattino presto. Amo incontrare il mare in quei momenti che la gente, in generale, crede meno produttivi, perchè c’è poco sole (al mattino presto), o magari perchè fa freddo (in inverno). Negli ultimi mesi, ho incontrato il mare poche volte. Poche volte, certamente, che tuttavia restano essenziali: in primavera, a casa, in Italia, quando volevo fare un regalo alla persona che amo. In Giugno, di nuovo a casa, con la persona che amo, perchè volevo tanto che vedesse il mio mare, perchè da esso vengo, e non solo da una terra. E poi qui, di nuovo, ho rivisto il mediterraneo, che mi ha ricordato il mio mare, pur in una condizione non ottimale: a Barcellona, nonostante quel che dicano intellettuali e architetti, le acque sono fagocitate dalla città e dalla terraferma. Eppure, quel che stranamente mi è accaduto qui, è che ho sentito di nuovo la presenza del mare, del mio mare (d’ora in poi non diro’ piu’ “sono italiano”, “sono europeo”, ma “sono mediterraneo”. Sono il mediterraneo, o una sua piccola parte…). L’ho sentita per la terza volta, in pochi mesi. Credo che non sia un caso che una persona, lei, tu, I., fossi sempre con me, in tutti e tre i casi. Ma questa presenza, mi ha fatto sentire una nuova presenza a me stesso, che è qualcosa di profondamente diverso dal senso di appartenenza. Avere il mare dentro, significa essere presenti a se stessi nel movimento.

AM

Continua

 

Voy a contarte una historia. 10 octobre 2007

Classé dans : Textes — aulivre @ 14:48

Hace años, cuando era niña – sonrió… Era hija. Algún día tal vez pueda contarme todo a mi misma. Pero hoy está todavía demasiado cerca. Siete o ocho años, llena de curiosidad – pórtate bien… – …la cara ojos grandes todavía no detrás de anteojos. Quería decírselo. No tengo nostalgía. Tengo illustraciones. Artículos. Estorias. Mesa. Dibujos. Tenía puesto mi blusón de dormir y estaba inclinada dibujando sobre a mesa. Sin prisa. No tengo palabras. Impossible volver conmigo. No quiero abrir las puertas de un infierno.

Hace calor, pero el viento revuelve mis cabellos, el son de la lluvia queda marcado en mis oídos. Tranquillo. Son. Brama dentro de mí indagaciones acerca de la amistad. Mi valor, lágrimas, el amor. La simulación no vale. Cuando si infringe, uno queda marcado. La decepción cae sobre uno y cubre ese instante que es la eternidad. Hay D/S y grito, y salgo al exterior para jugar entre los árboles y las gallinas, en cada espacio en blanco de una página que significa recomenzar.

Sudor. Susto? Claro que sí. Tuve miedo. Mucho miedo. Mas amaba más que todo. Mismo si él podía, armado, arrancarnos las venas en cualquier momento. No le extrañe. Que me veas por dentro. ¡Mi D(io)S! Descúlpeme. Nos interrogaron a fondo, preguntaron cómo y poraue, le comunicaron en los periódicos con todos sus negritos y exageraciones; éramos-fuimos “puppets”. Presas. Marinadas, observadas, comidas. Es claro dejaríamos de serlo y yo habría de dedicarme a no ser brasileña adónde la vida me permitiría llegar. Comprendas tú o no. Así se hizo por aquí, por allá. Infortunios, golpes, amparos, suerte, sucesso, lecciones, lenguas, sigilos, Francia, Portugal, España, por mí. Para mí.

Bañada en sudor, sigo muriendo cada segundo que pasa, corazón atravesado en el pecho batiendobatiendobatiendo – trata de leer!… Y sigues levantando las orejas y los dedos que se mueven más uno intento de tocar coerencia en el piano, en su vida. Vida que no entiendes mas que sigues viviendo, no sabías POR QUE. Y ya, como siempre, lo sabes. Todo es por las páginas en blanco: así. Así. Y sin embargo somos buena gente. Podemos sonreír.

Que el mar se abra refrescante, engulla y no vomite los hipócritas. ¡Mi Vida! Sigo muriendo. Quizás hacia climas cada vez más benignos. Ojalá, mamá, ojalá.